Cenni storici essenziali

Nell’àmbito delle denominazioni evangeliche, troppo spesso nate a motivo di scissioni, la Chiesa del Nazareno può vantare una certa ‘controtendenza’ delle sue origini. Essa, infatti, è il risultato non di scissioni bensì di fusioni tra movimenti e denominazioni diverse ma che si riconoscevano in una comune identità teologica ed esperienziale. Vale la pena d’insistere su questo importante comune denominatore piuttosto che sulle numerose sigle che tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, negli Stati Uniti d’America, diedero vita alla denominazione.

Aspetto identitario irrinunciabile della Chiesa è la dottrina della santificazione detta anche della “perfezione cristiana”. Nella storia della Chiesa v’è sempre stato un chiaro appello ai credenti a rendere la loro vita conforme al modello di cristo. Sulla scorta della Bibbia s’è sempre proclamato che il cammino del cristiano iniziava con l’esperienza della giustificazione per fede ma non si fermava certo a questa tappa. S’iniziava allora contemporaneamente il processo della santificazione, cioè di un modellamento del carattere del credente in conformità al modello di Cristo. In termini paolini potremmo parlare di una “vittoria sul peccato” che la Scrittura non colloca certo al momento della separazione dell’anima dal corpo (come vorrebbe la dottrina orfico – platonica) o nelle fiamme purificatrici del Purgatorio (secondo l’insegnamento cattolico romano), ma individua gioiosamente nel percorso in vita del cristiano. Quando Paolo chiama i destinatari delle sue missive ‘santi’ non è certo per prenderli in giro affibbiando loro un’etichetta che loro non competeva, ma è per riconoscerli protagonisti di questo processo di santificazione che deve caratterizzare la loro chiamata e la loro convinzione.

La letteratura cristiana antica è piena di appelli alla santità, ad approfondire il livello di vita spirituale e il termine ‘perfezione’ ricorre a rotta di collo nella produzione patristica e oltre.

Spetta a John Wesley il merito di aver di nuovo enfatizzato e posto nella debita luce la dottrina e l’esperienza della santificazione intesa come “perfezione cristiana”. Il grande predicatore e riformatore inglese si rese conto non solo che cristiani non si nasceva ma si diventava ma anche che la giustificazione la quale ci rendeva figli di Dio non era certo il traguardo ultimo della vita cristiana. Al momento della conversione si riceveva il perdono dei peccati, ma rimaneva pur sempre un’amara radice di ‘peccato’ (al singolare) la quale collocava al centro della vita il proprio egoismo piuttosto che quella volontà di Dio intravista, certo, ma non facilmente realizzabile. A questo punto Wesley, attingendo dalle Scritture così come dall’antica letteratura cristiana e dalla personale esperienza, collocava un momento peculiare, diremmo una ‘crisi’, nel processo di santificazione nel quale lo Spirito di Dio entrava nel cuore del credente, lo purificava e faceva sì che l’adempiere alla volontà di Dio non fosse più un pesante fardello bensì quasi un naturale ossigeno dell’anima, uno stile conforme all’uomo nuovo in Cristo.

Dobbiamo notare che Wesley accettava in pieno l’assunto della Riforma protestante secondo la quale non è certo il bene operare dell’uomo che lo rende degno della sua giustificazione agli occhi di Dio così come della sua santificazione: l’opera della grazia determinava sia il primo che il secondo processo, sia la giustificazione che la santificazione. Salvati per grazia, dunque, e anche santificati per grazia. Tuttavia la santità del credente per Wesley, che anche in ciò seguiva le Scritture e la buona tradizione della Chiesa, non si risolveva in una semplice dichiarazione forense che nella realtà dei fatti lasciava il cristiano peccatore come prima. No, al contrario: era era una effettiva operazione della grazia di Dio che realmente cambiava chi la sperimentava.

Wesley compose un sermone dal titolo Una semplice spiegazione della perfezione cristiana il quale va considerato il manifesto del suo pensiero. Successivamente uno dei suoi più stretti collaboratori, il teologo John Fletcher, sistemò questa dottrina conferendole un aspetto organico e ben meditato. Egli concepì questa ‘crisi’ nel processo di santificazione, come un’immersione nella dimensione dello Spirito Santo, una Sia irruzione nella vita del credente e, coerentemente, parlò di Battesimo di Spirito Santo ben definendolo come seconda opera della grazia successiva alla conversione.

Il movimento metodista, nato per proclamare questa verità scritturale e questa esperienza, si allontanò gradualmente da questa sua caratterizzazione identitaria pagando questa diluizione con una drastica riduzione della sua consistenza numerica così come del suo slancio evangelistico. Fu per tale motivo che verso la metà dell’Ottocento alcuni pastori e predicatori metodisti ritornarono con entusiasmo sul tema dell’intera santificazione pagando tutto ciò con l’emarginazione se non con l’espulsione dalle loro chiese. 

Possiamo ricordare, a titolo di esempio, Timothy Merritt di Boston che si dedicò a editare la Guide to Christian Perfection. Phoebe Palmer di New York che promosse gli “Incontri del martedì per proclamare la Santità” (Tuesday Meeting for the Promotion of Holiness). Nel 1867 alcuni predicatori metodisti, tra cui J. A. Wood e John Inskip, a Vineland, New Jersey, diedero inizio a una lunga serie di incontri di santità all’aperto che rinnovavano quella ricerca di santificazione tipica del messaggio wesleyano. Sorse tutto un movimento, chiamato appunto Movimento di santità, il quale coinvolse metodisti wesleyani, metodisti liberi, membri dell’Esercito della Salvezza, alcuni mennoniti, fratelli e quaccheri che si riconobbero in questa enfasi sulla santità cristiana. Evangelisti portarono questo movimento in Germania, nel Regno Unito, in Scandinavia, in India e in Australia. La Chiesa del Nazareno trasse le sue origini dall’intento di riunire molte di queste realtà in un’unica chiesa di santità.

Non è qui il caso di dettagliare la pletora di gruppi e denominazioni che, con moto centripeto, avrebbero dato vita alla Chiesa del nazareno (People’s Evangelical Church, Mission Church, Central Evangelical Holiness Association, Associazione delle Chiese Pentecostali d’America, New Testament Church of Christ, Independent Holiness Church, Holiness Church of Christ).

Nel 1895 in California, a Los Angeles, Phineas F. Bresee e Joseph P. Widney, insieme a circa cento altre persone, organizzarono la Chiesa del Nazareno. Era loro profonda convinzione che i cristiani santificati per fede avrebbero dovuto seguire l’esempio di Cristo e predicare il vangelo ai poveri. Nell’ottobre del 1907 l’Associazione delle Chiese Pentecostali d’America e la Chiesa del Nazareno s’incontrarono a Chicago, nell’Illinois, per disegnare un modello di governo ecclesiastico che avrebbe dovuto conciliare l’azione di un sovrintendente con i diritti delle congregazioni locali. I sovrintendenti avrebbero dovuto promuovere e prendersi cura delle chiese esistenti, organizzare e incoraggiare nuove chiese, ma non interferire con le azioni indipendenti di una chiesa pienamente organizzata. Questa prima Assemblea Generale adottò un nome che attingeva alle due organizzazioni: Chiesa Pentecostale del Nazareno. Negli anni successivi questa nuova realtà esercitò una enorme forza d’attrazione verso gruppi, assemblee e realtà che chiesero di entrarvi a far parte. Nel 1919 la Quinta Assemblea Generale cambiò la denominazione ufficiale acquisendo il nome di Chiesa del Nazareno poiché al vocabolo ‘pentecostale’ erano stati associati nuovi significati.

Rapidamente, molto rapidamente, la Chiesa del Nazareno ha esteso la sua missione nei cinque continenti associando all’azione evangelizzatrice quella sociale e di sostegno ai bisognosi.

In Italia la Chiesa fu costituita nel 1948 ad opera di Alfredo Del Rosso. Attualmente essa ha rinnovato il suo slancio su tre direttive principali: 1. L’impegno evangelistico per la salvezza delle anime e la santificazione dei credenti; 2. L’impegno sociale a favore dei bisognosi e degli emarginati attraverso l’Associazione Missionaria Nazarena; 3. L’impegno culturale nel diffondere il contributo wesleyano, sia dottrinale che letterario, tra gli evangelici italiani.